Curare l’alimentazione nell’infanzia è fondamentale per evitare che il sovrappeso porti con sé problemi alla salute fisica e psicologica del bambino. Si stima infatti che circa il 40% dei bambini ed il 60% degli adolescenti obesi rimarranno tali anche in età adulta, con tutte le conseguenze negative del caso.

Il numero di bambini obesi e sovrappeso aumentano anno dopo anno e dati più recenti indicano che il fenomeno obesità interessa oggi più del 15% di loro

bambini

Ma quanto può influire il contesto familiare?

Per un bambino avere la madre o il padre obesi è un fattore di rischio importante che aumenta del 40% le probabilità che lui stesso diventi un adulto obeso. Se entrambi i genitori sono in evidente sovrappeso tale rischio aumenta sino all’80%. Senza dubbio all’origine del fenomeno esiste una predisposizione genetica ma ancor più importante è l’influenza delle cattive abitudini alimentari trasmesse dai genitori e dalla società, perché sulla prima non abbiamo molto potere, mentre sulla seconda si.

E’ necessario che le mamme e i papà si rendano conto che la salute dei propri bambini dipende anche (e sopratutto) dalla loro alimentazione. E’ oltremodo importante sapere che:

  • L’esempio della mamma e del papà è la cosa più importante per un bambino: se il papà mangia tutti i giorni le patatine fritte anche suo figlio/a vorrà mangiare tutti i giorni le patatine fritte;
  • Il rifiuto per la frutta e la verdure è NORMALE nei bambini piccoli: è compito dei genitori educare all’assaggio e insistere affinché certi alimenti entrino a far parte delle abitudini dei propri figli

 

L’importanza del contesto familiare e delle scelte dei genitori viene evidenziata anche in questo studio inglese, che vi riporto:

“L’influenza del contesto famigliare sulle scelte alimentari dei bambini è storicamente oggetto di dibattito: i genitori generalmente riscontrano nei figli una preferenza innata per alcuni cibi, mentre i medici collegano più spesso le scelte dei più piccoli alle abitudini famigliari.

Uno studio inglese su più di 2400 coppie di gemelli – un tipo di popolazione nella quale è possibile stimare l’impatto dell’ereditarietà, anche in assenza di informazioni dettagliate sul profilo genetico – nati nel 2007, ha dimostrato che fattori diversi possono influenzare scelte diverse. Ad esempio, la tendenza a preferire o meno frutta, verdura e proteine si associa soprattutto ai geni, mentre la disponibilità relativa nell’ambiente domestico condiziona in particolare il consumo di cioccolato, biscotti, patatine.

Più in generale, interrogando i genitori sui cibi preferiti dai figli, gli autori hanno rilevato che ai bambini di 3-4 anni piace meno la verdura, innanzitutto l’insalata, seguita da cavolini e funghi; i vegetali maggiormente graditi sono il mais dolce, i piselli, i pomodori (purché tagliati sottili) e le carote cotte e passate. Tutti i bambini si sono trovati d’accordo nel preferire gli snack ed in particolare il cioccolato.

Secondo i risultati della ricerca quindi, per gli alimenti meno apprezzati, come la frutta, la verdura e i cibi a base di proteine, è corretta la percezione dei genitori della propensione innata dei figli al rifiuto. D’altra parte, come dimostra l’efficacia degli interventi educazionali, le preferenze individuali sono comunque in buona parte modificabili, soprattutto nei primi anni di vita. Per altri alimenti invece, come i prodotti amidacei e i fuoripasto ad elevato tenore energetico, sembra prevalere il punto di vista clinico, secondo il quale l’ambiente domestico sarebbe il fattore determinante delle scelte in età pediatrica. Queste osservazioni suggeriscono comunque la necessità di interventi specifici per le diverse categorie alimentari.”

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